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[07/09/2018] Diritto Internazionale Privato: Come si determina la residenza del minore in caso di contrasto tra genitori

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Un’importante sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, emessa lo scorso 28 giugno 2018, ha dato una chiara definizione del concetto di residenza del minore in caso di controversia tra genitori. La sentenza del giudice europeo evidenzia spunti significativi in materia di “dimora abituale” che, sicuramente, possono essere applicati in via generale in materia anagrafica.

Il caso oggetto del giudizio scaturisce dal contenzioso insorto tra due genitori in merito alla residenza della figlia.

Veniamo ai fatti di causa.
La madre è una cittadina polacca che lavora con contratto a tempo indeterminato a Bruxelles in Belgio. Il padre è un cittadino belga, anch’egli residente a Bruxelles. Dalla loro unione nasce una bambina, da entrambi riconosciuta, che acquista sia la cittadinanza polacca che quella belga.

Dopo un anno dalla nascita della figlia i genitori si separano e la figlia viene affidata alla madre con diritto del padre a vedere la stessa figlia un giorno alla settimana.

Poco dopo la separazione la madre si rivolge al giudice polacco per trasferire in quello Stato, presso l’abitazione dei nonni, la residenza della figlia. A giustificazione di tale richiesta la madre dichiara di aver intenzione, in un futuro prossimo, di trasferirsi in Polonia. Il padre si oppone e nasce il contenzioso.

Dopo vari ricorsi il Giudice polacco decide di rivolgersi alla Corte di Giustizia Europea per chiarire se lo stesso giudice polacco sia o meno competente a decidere nel merito della vicenda soprattutto in riferimento al concetto di residenza del minore in quanto l’articolo 8 paragrafo 1 del regolamento n. 2201/2003 non chiarirebbe a sufficienza il concetto di residenza del minore.

La madre, a sostegno della propria tesi, favorevole al trasferimento della residenza della figlia in Polonia, presso i nonni, ha sostenuto che la figlia non si era integrata nell’ambiente sociale belga, in quanto non frequentava l’asilo o la scuola materna. Inoltre faceva rilevare che la bimba era stata battezzata in Polonia, aveva trascorso lì la maggior parte del tempo, e si esprimeva essenzialmente in lingua polacca. Tali elementi facevano ritenere che la minore fosse più legata alla tradizione e alla cultura polacca, rispetto a quella belga.

Il Giudice polacco si rivolgeva alla Corte Europea di Giustizia per chiarimenti in quanto, secondo detto giudice, il concetto di residenza, rilevabile dal Regolamento Europeo, potrebbe essere interpretato in due diversi modi:

a) la residenza abituale di un neonato può essere determinata tenendo conto unicamente dei legami di integrazione derivanti dal genitore che ne esercita quotidianamente la custodia effettiva. Rileverebbero in tal caso i legami che il minore intrattiene con lo Stato membro di cui detto genitore ha la cittadinanza, dimostrati dal fatto che il minore vi soggiorni durante i periodi festivi e i congedi di tale genitore, che i nonni e i familiari del medesimo genitore risiedano in tale Stato, che esso vi sia stato battezzato e che si esprima principalmente nella lingua di questo Stato;

b) l’abitualità della residenza può essere determinata tenendo presenti altre circostanze quali il fatto che il minore in questione soggiorni quotidianamente in un determinato Stato membro, che il genitore che ne ha la custodia effettiva eserciti, la sua attività professionale in tale Stato, che il minore vi usufruisca dell’assistenza medica e infine che l’altro genitore, con il quale il minore intrattiene contatti regolari, sia cittadino di detto Stato e vi risieda abitualmente.

La Corte di Giustizia europea ha dato il proprio verdetto in maniera assai chiara.

Infatti la Corte ha ribadito che pur mancando, nel regolamento n. 2201/2003, una definizione del concetto di «residenza abituale» del minore o di un rinvio al diritto degli Stati membri al riguardo, si tratta di una nozione autonoma del diritto dell’Unione, che dev’essere interpretata alla luce del contesto delle altre disposizioni e degli scopi del Regolamento, in particolare del Considerando 12, secondo il quale le norme in materia di competenza, sono in funzione dell’interesse superiore del minore e del cosiddetto criterio di vicinanza.

Nel caso oggetto del giudizio, trattandosi di un minore di appena diciotto mesi, le circostanze proprie delle persone di riferimento con cui vive, dalle quali è effettivamente accudito e che si prendono cura di lui quotidianamente, hanno particolare importanza per stabilire il luogo in cui si trova il centro della sua vita.

L’ambiente di un minore così piccolo, è essenzialmente familiare e quindi condivide necessariamente l’ambiente sociale e familiare della cerchia di persone da cui dipende.

In questo caso la minore è nata e ha abitato a Bruxelles con entrambi i genitori e, alla data di proposizione della domanda di fissazione delle modalità di esercizio della responsabilità genitoriale, in seguito alla separazione dei genitori, viveva sempre a Bruxelles presso la madre, che esercitava effettivamente la custodia nei suoi confronti.

La madre inoltre risiede nella stessa città da vari anni e svolge un’attività professionale nell’ambito di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Ciò dimostra che, al momento in cui è stato adito il giudice polacco, madre e figlia vivevano stabilmente nel territorio belga.

Il fatto che la bambina abbia abitato inizialmente nella città in cui risiede abitualmente, anche con l’altro genitore, unitamente al fatto che questo genitore vive ancora in quella città e abbia contatti settimanali con lei, evidenziano che quest’ultima è integrata nella città in questione in un ambiente familiare costituito da entrambi i genitori.

I soggiorni della bambina in Polonia, giustificati dai congedi della madre e dai periodi festivi, corrispondono ad interruzioni occasionali e temporanee del corso normale della loro vita. Soggiorni del genere non possono quindi costituire circostanze determinanti nella valutazione del luogo di residenza abituale del minore.

Per tali motivi la  Corte di Giustizia Europea esprimendosi ai fini dell’interpretazione della nozione di «residenza abituale» del minore, ai sensi dell’articolo 8 paragrafo 1 del regolamento n. 2201/2003, ritiene che non possano essere considerati preponderanti i legami culturali del minore o la sua cittadinanza a scapito di considerazioni geografiche oggettive.

Così la Corte dichiara che l’articolo del regolamento n. 2201/2003 dev’essere interpretato nel senso che la residenza abituale del minore, corrisponde al luogo in cui si trova di fatto il centro della sua vita.

Tale assunto trova precise motivazioni nei seguenti fatti:

  1. il minore, dalla nascita fino alla separazione dei genitori, ha generalmente abitato con questi ultimi in un determinato luogo;
  2. la circostanza che il genitore che esercita di fatto, dopo la separazione della coppia, la custodia del minore continui a vivere quotidianamente con quest’ultimo in tale luogo e ivi eserciti la sua attività professionale nell’ambito di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato;
  3. il fatto che il minore, in questo luogo, abbia contatti regolari con l’altro genitore, che continua a risiedere nel medesimo luogo.

Nelle motivazioni la Corte tiene anche a precisare che, sempre ai fini di determinare la residenza del minore, non possono essere considerate circostanze determinanti:

‐ i soggiorni che, in passato, il genitore che esercita la custodia effettiva del minore, ha effettuato con quest’ultimo nel territorio dello Stato membro di cui detto genitore è originario nell’ambito dei suoi congedi o dei periodi festivi;

‐ le origini del genitore in questione, i conseguenti legami culturali del minore con questo Stato membro e i suoi rapporti con la famiglia che risiede in detto Stato membro;

‐ l’eventuale intenzione di detto genitore di stabilirsi in futuro con il minore in questo stesso Stato membro.

Vedi la sentenza della Corte di Giustizia Europea



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