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[09/10/2017] Polizia Mortuaria: Concessioni cimiteriali perpetue: revoca solo per motivi di pubblico interesse

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L’oggetto del contendere era sorto a fronte di un provvedimento dell’amministrazione comunale che aveva revocato due concessioni cimiteriali perpetue risalenti al 1907. Nel giudizio di primo grado il TAR BASILICATA aveva accolto le ragioni dell’amministrazione comunale mentre il Consiglio di Stato ha dato parere opposto.

La controversia aveva ad oggetto l'impugnazione, da parte degli eredi, di una delibera della giunta comunale del 2007 che prevedeva la decadenza dalla titolarità di due concessioni sepolcrali ubicate nel cimitero locale. L’amministrazione comunale aveva motivato la decadenza rilevando l'intervenuta scadenza del termine e l'inopportunità di procedersi al rinnovo al fine di consentire un più facile accesso al nuovo cimitero.

Gli interessati hanno quindi impugnato la sentenza del TAR deducendo l'erroneità del percorso logico-giuridico seguito dal giudice di prime cure nella parte in cui ha applicato alla fattispecie all'esame la disciplina del mancato rinnovo delle concessioni sottoposte a termine, anziché quella, pertinente, della revoca delle concessioni rilasciate in perpetuo, con la conseguenza di ritenere sufficientemente e adeguatamente motivato il diniego di rinnovo sulla scorta dell'utilità di consentire al pubblico, sulle aiuole in questione, un più facile passaggio per accedere al nuovo cimitero.

Il Consiglio di Stato, entrando dettagliatamente nel merito della questione ha ritenuto fondato l’appello dei ricorrenti ribaltando la sentenza di primo grado.

Infatti il collegio giudicante, anche dall’esame dei documenti e degli atti depositati, ricostruiva la vicenda fin dall’origine accertando che nel 1907 l'allora sindaco del comune ebbe a "vendere", per il corrispettivo di lire sessanta, le aiuole cimiteriali e le relative concessioni furono rilasciate sotto il vigore del Regio Decreto 25 luglio 1892 (regolamento di polizia mortuaria), il cui art. 100 espressamente prevedeva che "Il posto per sepolture private potrà essere concesso per tempo determinato o a perpetuità". Conseguentemente, sempre secondo il Consiglio di Stato, la questione deve essere esaminata, ratione temporis, secondo la disciplina della norma al tempo vigente. L'espressione "vendere", utilizzata negli atti esaminati, benché tecnicamente impropria - non potendo darsi, giuridicamente, la possibilità di vendita di beni demaniali, ma soltanto la costituzione di diritti di godimento con titolo concessorio – appare indicativa della natura giuridica dell'atto voluto dalle parti e, soprattutto, della sua durata perpetua.

La circostanza che successivi regolamenti di polizia mortuaria abbiano escluso la natura perpetua delle concessioni non toglie valore, ma anzi rafforza la considerazione che fino al un certo momento storico le concessioni potevano essere rilasciate sine die.

Nel caso oggetto del giudizio l'amministrazione comunale ha ritenuto che le concessioni fossero scadute nella loro vigenza e non sottoponibili al rinnovo per un ulteriore periodo di tempo a motivo dell'opportunità di ampliare l'accesso al nuovo cimitero, per rendere più comodo il passaggio.

Pertanto il Consiglio di Stato, senza voler sindacare eventuali scelte amministrative inerenti la gestione dei mancati rinnovi, osserva che nel caso in esame, venendo in rilievo un rapporto giuridico di durata caratterizzato dalla natura perpetua della concessione, non potrebbe proprio sul piano logico-giuridico darsi luogo alla possibilità, come ritenuto dal primo giudice, di una venuta a scadenza del termine e di un conseguente potere, da parte dell'amministrazione comunale, di disporre proroghe del termine medesimo o rinnovi del rapporto in sé complessivamente considerato.

Di fronte ad una concessione perpetua l'amministrazione potrebbe, semmai, nell'esercizio del proprio potere di autotutela revocare l'atto per sopravvenuti motivi di interesse pubblico o per mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento dell'adozione del provvedimento o, anche, semplicemente, per una nuova valutazione degli elementi e dei presupposti di fatto preesistenti, ma ciò con il rispetto delle garanzie e delle modalità (soprattutto quanto alla previsione dell'indennizzo economico) previste dall'art. 21-quinquies della legge n. 241/1990 a tutela delle posizioni giuridiche maturate dal privato a seguito dell'atto ampliativo.

Pertanto, non essendo stato esercitato il potere di revoca in via di autotutela (con tutte le garanzie ad esso sottese) ed essendo stata fatta applicazione di un regime (quello del rinnovo) applicabile solo ai rapporti sottoposti a termine, Il Consiglio di Stato, considerata la natura perpetua delle concessioni, ritiene illegittimo l’operato dell’amministrazione comunale.

Vedi la sentenza Consiglio Di Stato n. 4530 dle 2809/2017



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